Nicola Fano rilegge i sogni e le delusioni dell”Eroe dei due mondi’

La vita di Garibaldi presenta alcuni grandi sogni molto attuali e alcune grandi delusioni, altrettanto attuali: gli uni e le altre nascosti nelle sue avventure che forse vanno studiate sotto una nuova luce. A rileggere la parabola del grande condottiero mettendo a fuoco le speranze e le sconfitte di Garibaldi e’ Nicola Fano, giornalista e storico del teatro, nel saggio ‘Garibaldi. L’illusione italiana’ in libreria dal 20 aprile per Baldini Castoldi Dalai.
Fano esamina tutta la carriera di Garibaldi mettendone in luce gli aspetti piu’ significativi: l’educazione guerrigliera e sentimentale in America Latina come un Che Guevara di inizio Ottocento; la guerra solitaria del 1848 e la mitica difesa di Roma nel 1849; ‘la pazzia dei Mille’ per affidare mezza Italia ai Savoia; e ancora, l’Aspromonte, Mentana e l’ultima vittoria, a Digione, sessantacinquenne in carrozzina sotto le insegne francesi. Tutta la vita dell’eroe, spiega Fano, e’ segnata da due parole, ‘Italia’ e ‘Liberta”. Ma davvero Italia e Liberta’ sono accomunabili? Per Fano, in ogni caso, Garibaldi ha perso, regalando il suo Paese a un re vanitoso e a un primo ministro per cui il compromesso era tutto. Ha perso, ancora, arroccandosi a Caprera, quasi un auto-esilio voluto, invece di puntare su Roma.
Che cosa sarebbe successo, alla fine del 1860 – si chiede ancora il giornalista- se decine di migliaia di bergamaschi e napoletani, milanesi e siciliani, genovesi e calabresi fossero entrati a Roma completando finalmente la rivoluzione italiana? Garibaldi ha perso – chiarisce nel suo saggio Fano – contro la mania scissionista di Mazzini che ha sempre continuato a fondare nuovi partiti e promuovere rivoluzioni che nessuno voleva. Ha perso contro l’astuzia politica di Cavour, di Mussolini, di Bossi, che hanno sempre puntato tutto sull’incompiutezza della sua rivoluzione.



















































